La crisi vista dalla blogosfera italiana
12 Ottobre 2008 · Stampa articolo
Analisi Memesphere / Blogmeter
Che la crisi finanziaria abbia scosso anche la blogosfera è un dato di fatto che si evince anche dal grafico qui sotto. Nel corso dell’ultimo mese i post quotidiani sull’argomento sono più che raddoppiati.
Osserviamo un primo picco di conversazioni attorno al 15 settembre, giorno dell’annuncio di fallimento da parte di Lehman Brothers. L’onda lunga della notizia, unitamente alla crescente preoccupazione per la situazione finanziaria nazionale e internazionale, ha prodotto un incremento irregolare delle conversazioni fino all’inizio di Ottobre (400 post).
La persistenza delle perdite azionarie, unita alla pressione mediatica sull’argomento, hanno fatto ulteriormente levitare le conversazioni sull’argomento fino al picco, assoluto, raggiunto tra l’8 e il 9 ottobre e corrispondente alle gravi perdite accusate dai mercati europei.
Abbiamo voluto approfondire il discorso in senso qualitativo, andando ad esplorare i quasi 4000 post a nostra disposizione dal punto di vista semantico, nell’ottica di individuare le costanti tematiche e il sentiment emergente dalle conversazioni sulla crisi.
Concept Cloud
Naturalmente i concetti più ricorrenti in tali conversazioni sono legati all’analisi del caso Lehman (Wall Street, Lehman Brothers, mutui subprime), ai suoi risvolti in ambito mondiale (crisi finanziaria, crisi economica, mercati finanziari, borse europee) e nazionale (banca centrale, Silvio Berlusconi, piazza affari). Interessante lo sviluppo del discorso in termini di influenza sulla campagna presidenziale americana, come mostrano i concept John McCain, Barak Obama, George Bush, Casa Bianca, campagna elettorale.
Che la crisi finanziaria sia un argomento cruciale nella corsa alla Casa Bianca lo si evince anche da Memesphere dell’8 ottobre, ove una grossa fetta della concept cloud relativa alla crisi economica è occupata da articoli sul dibattito televisivo Obama-Mc Cain, avvenuto nella giornata precedente. La ragione sta nel fatto che il dibattito si è incentrato quasi totalmente sulla crisi, oscurando sia gli altri temi della campagna elettorale sia la consueta spettacolarizzazione dell’evento.
Term list
Un’altra osservazione interessante è data dai termini più presenti nei post che parlano della crisi finanziaria. Osserviamo una massiccia ricorrenza di riferimenti temporali. Le letture di questo dato possono essere molteplici, ma tra esse vi sono certamente l’ansia generata dalla mancata definibilità temporale della recessione, insieme ai dubbi destati sul presente e sul futuro delle persone e dei loro investimenti.
Il focus sulla dimensione temporale dà un’importante misura della concitazione che attraversa i mercati, che alimenta a sua volta il convulso scambio di informazioni cui stiamo assistendo: persone a caccia di consigli per salvare i propri risparmi, esperti che preconizzano scenari drammatici di periodo variabile, religiosi che intervengono con discutibile tempismo su questioni etiche, innumerevoli opportunisti del “velavevodetto” e così via, in un inestricabile groviglio di conversazioni il cui unico denominatore comune è un’incertezza condita da apprensione.
I blog
Passando poi ad analizzare i blog di provenienza dei post, li abbiamo divisi in 4 grandi categorie, in base all’approccio alle notizie che sembrano manifestare.
1. Critici / Denuncia
E’ la categoria più estesa, il che conferma una tendenza della blogosfera che abbiamo già sottolineato introducendo il leaderboard di Memesphere. Quella ovvero che vede nei blog uno spazio di commento e post-analisi dell’attualità , più che di cronaca vera e propria.
La crisi impone una riflessione sul valore decisivo di beni comuni come la fiducia, il consenso sulle regole, la trasparenza delle informazioni. Chi si ferma a lanciare messaggi sulla necessità di credere che non ci siano problemi, in realtà li alimenta. Chi si assume le proprie responsabilità e spiega con trasparenza i propri guai dà la testimonianza giusta, ma se le sue parole sono lette male, rischia di alimentare la paura. Risultato: c’è una paralisi della verità.
La caduta di Wall Street sta al fondamentalismo del mercato come la caduta del Muro di Berlino è stata al comunismo. (cit Stiglitz)
La ragione del grande crac finanziario negli Stati Uniti sta tutta nei numeri. AIG assiste al crollo impietoso delle sue azioni: solo il bailout (iniezione di liquidità/prestito/salvataggio) da 85 miliardi di dollari della FED impedisce il dramma. I media occidentali e liberali stanno provando a venderla anche e soprattutto in questi giorni. E’ stata la disonestà/rapacità/malignità dei Grassi Banchieri di Wall Street! La crisi è nata dalla mancanza di fiducia nei mercati susseguente alla crisi dei mutui
Le massime autorità economiche USA hanno svelato l’ennesimo piano per “salvare” il mercato da se stesso e passano adesso da eroi. Eppure, potrebbero essere gli eroi di una tragedia di cui sono stati gli sceneggiatori, una truffa di cui sono insieme vittime ed ideatori.
Le banche americane intrise di false scritture contabili che falliscono e che si fondono preannunciano scenari dagli esiti imprevedibili. La Federal Reserve sta seriamente pensando di lasciar cadere le banconote sulle città dagli elicotteri. La disinformazione e le idiozie di Tremonti che dipinge un’Italia forte che non sarà investita dal crack che si è innescato negli Usa, sono la morfina che calma con un cerottino l’emorragia dell’elefante. Per il resto, sempre che non avanzi il peggio, si salvi chi può.
I giornalisti economici sono a conoscenza dei fatti. Mesi prima. Ma le loro bocche rimangono cucite. Le banche posseggono quote di giornali. Dovrebbe essere proibito per legge.
Sul sito www.pattichiari.it, nello specifico a questa pagina si trovano alcune obbligazioni cosiddette “a basso rischio“, quelle di Lehman Brothers!
2. Sarcastici
Questa categoria annovera blogger meno blasonati, ma piuttosto noti per un approccio sagace e pungente. Persino nella serissima crisi finanziaria, essi riescono a trovare spunti di (amara) ironia.
L’amministratore delegato si sfoga: “Cazzo, l’avevo detto che dovevamo aprire la partita IVA in Italia!”
Idea. Dividere Lehman Brothers in due società: una good company, senza debiti né esuberi, e una bad company da portare al fallimento. Dai, era una battuta.
Benedetto XVI: “Avevo pregato anche per Lehman Brothers”
Purtroppo, dopo il fallimento di Lehman Brothers (26.200 dipendenti), di Merrill Lynch (50,600), dopo il salvataggio del colosso delle assicurazioni AIG (116.000), dopo la crisi dei mutui sub prime, dopo lo scandalo dei bond argertini, dopo il default di Parmalat, dopo il buco nero di Alitalia da cui si dice abbia avuto origine l’ LHC del CERN di Ginevra, tanto che manca solo che ci dicano che, dopo averla mandata a puttane, l’intera economia mondiale deve essere salvata dagli stessi figli di puttana che l’hanno gestita sino ad ora, anche la Mafia (247.000 dipendenti solo in Italia) è in crisi.
Gaudio “Magnum,” come lo champagne francese delle migliori annate, si sta godendo in questi giorni con le borse – non scrotali – mondiali stanno andando a rotoli. La cosa più bella che darebbe un minimo di sollievo all’opinione pubblica internazionale, potrebbe essere una bella ondata di suicidi: broker che si gettano, per disperazione, giù dai palazzi, dai carachiri nelle pubbliche piazze pratica del bushido dei samurai – sventrandosi con onore.
3. Tecnici
Non li presentiamo, ma va detto che in questa categoria rientrano la maggior parte degli articoli provenienti dal mainstream. Non per niente i blogger menzionati in questa sezione sono di estrazione giornalistica.
Washington. La speranza di Hank Paulson è che la promessa di spendere “centinaia di miliardi di dollari” per garantire i fondi mutualistici americani e “ridare stabilità al sistema” possa bastare a far dimenticare il suo peccato originale, di essere un “Goldman boy” passato alla politica. Dalla decisione di non salvare con i soldi pubblici Lehman Brothers, lunedì scorso, il segretario americano al Tesoro ha vissuto la non facile condizione dell’ex concorrente che non muove un dito per evitare il tracollo del rivale storico. Prima di essere cooptato nell’Amministrazione Bush, due anni fa, Paulson era il capo di Goldman Sachs
Lehman Brothers fallisce e i suoi impiegati in tutto il mondo hanno fatto “armi e bagagli” in una notte. In Cina, nello stesso momento, China Merchants Bank Co. ha visto volatilizzare i 60 milioni “senior debt” e 10 milioni di “subordinated debt” di Lehman: 70 Milioni di euro in una notte!
Ieri AIG ha ricevuto un prestito ponte dal governo di 85 Miliardi di dollari ed è diventa società di Stato [...] La Cina possiede circa il 30% dei buoni del tesoro americano, di fatto la cassa con la quale gli USA stanno cercando, in queste ore, di tappare le enormi falle nel proprio sistema finanziario [...] Da queste semplici valutazioni, appare evidente come la crisi finanziaria di questi giorni, abbia già “coinvolto” anche la Cina, viste le profonde relazioni che esistono tra le due economie.
4. I Tumblr
Quest’ultima categoria merita di essere affrontata separatamente, in virtù del suo modo peculiare di “fotografare” la realtà. Quelle dei tumblr sono in effetti delle vere e proprie istantanee (in forma grafica o testuale), dei “blitz” che si soffermano su dettagli e particolari spesso ignorati nella cronaca. Talvolta il metodo consiste nel citare direttamente frasi altrui in chiave comica. La diffusione avviene poi in maniera virale attraverso altri tumblr. Il linguaggio colloquiale è quello più adeguato alla mordace e sfuggente ironia dei post.
Lehman Brothers va “del culo”?Alitalia va “del culo”? Il capitalismo va “del culo”?
La pupa c’ha sonno non è un blog fotogratico?
Noi, da queste parti, ce ne fottiamo: noi ci abbiamo le due nuove veline!
(Signore e Signori: benvenuti alla fine del mondo)
Un tumblr, che se ne sentiva il bisogno eh
Ciò che sta accadendo a Lehman Brothers, credetemi, per gli addetti ai lavori ha semplicemente dell’incredibile. Come se, chessò io, Alitalia fosse salvata per l’ennesima volta dai nostri contributi (e col nostro consenso) o come se, fatemi esagerare, un imprenditore psicopatico avesse preso il Paese in scacco per vent’anni per salvarsi il culo dalla bancarotta delle sue aziende (sempre col nostro consenso). Cose dell’altro mondo, ecco.
Per chiudere…
Abbiamo analizzato il legame della crisi con la blogosfera in termini di tracciabilità semantica, cercando di scovarne attraverso i dati empirici (i post) i punti di contatto con la realtà.
Apprendiamo purtroppo da questo articolo di Zambardino, in cui si commenta il licenziamento preventivo di una ventina di redattori da parte di Gawker Media, holding americana di blog-giornali, che il legame tra blogosfera e crisi economica è paradossalmente ancora più diretto e concreto di come si può notare dalle conversazioni…








Ottimo articolo, bello vedere un’analisi dei dati relativi ad un tema, quello della crisi finanziaria, sicuramente rilevante. Credo che però il legame con l’articolo di Zambardino sia solo incidentale. Mi spiego, il mondo dei blog è stato reattivo sicuramente alla vicenda, ne ha parlato sicuramente, ma non è riuscito, se non in qualche caso limitato in America, a fornire un punto di vista alternativo ed integrativo rispetto al mondo dei media che si batteva sullo determinare quanto nero fosse questo o quel giorno di borsa.
Grazie cmq per l’ottima iniziativa. Ci fa capire che i numeri ci sono. Forse il problema è la qualità talvolta.
Interessanti articoli e molto utili e di impatto i grafici che li accompagnano. Perchè non proporre qualcosa di simile per il Darfur? Ho cercato “Darfur” nel vostro sito.. meriterebbe un po di spazio in piu!
Caro Mauro,
come potrai leggere nella sezione “cos’è memesphere”, ciò che noi pubblichiamo è frutto dei commenti degli utenti rispetto a un determinato articolo/post, non dipende dunque da una nostra maggiore attenzione rispetto a un tema, bensì dalla sua “share of voice” attuale. Ovviamente, nel momento in cui il Darfur tornasse ad essere un argomento estremamente dibattuto nella blogosfera, saremo ben lieti di occuparcene con un’analisi. A presto”
[...] tema di conversazione e volumi, segnalo un’interessante post di Memesphere sulla crisi finanziaria vista dalla blogosfera [...]
Sarei curioso di vedere il grafico incrociando “crisi” con alcuni nomi di banche o aziende.